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Matthias Sindelar, il campione che disse no a Hitler

Roberto Bertoni, 28/01/2019

Non giocava: ricamava meraviglia. Non era un campione: era un fuoriclasse come se ne sono visti pochi nella storia del calcio mondiale. Matthias Sindelar, austriaco, soprannominato Cartavelina per la sua leggerezza e le sue movenze da ballerino e Mozart per il suo talento cristallino e la sua capacità di vincere le partite quasi da solo, era uno dei simboli del Wunderteam e della scuola danubiana, capace di tenere testa, negli anni Venti e Trenta, agli spocchiosi maestri inglesi, i quali neanche partecipavano ai Mondiali considerandosi troppo superiori rispetto alle altre compagini. 

Sindelar, come detto, era molto più di un calciatore: era un idealista, un uomo dotato di una forte coscienza storica e politica, un oppositore del nazismo che non aveva mai accettato né di giocare per la Germania in seguito all'Anschluss del '38 né di rendere omaggio a Hitler, anche in virtù del suo amore sincero per Camilla Castagnola, un'infermiera ebrea di cui si era innamorato nel '34 in seguito alle botte ricevute in campo da Luisito Monti in occasione della semifinale dei Mondiali contro l'Italia. Un amore nato in ospedale, dunque, al termine di una sfida condizionata dai favori arbitrali a vantaggio degli Azzurri e dall'ingiustizia che regnava sovrana ovunque a quel tempo.

Sindelar era un soffio di illuminismo nei giorni dell'abisso, un romantico razionale, un orgoglioso difensore di quei brandelli di dignità che andavano sempre più strappandosi a causa della violenza tiranicca che avvolgeva l'Europa e il mondo alle soglie di un nuovo conflitto mondiale.

Venne trovato morto, a Vienna, a causa di un avvelenamento da monossido di carbonio e accanto a lui venne trovata la sua Camilla, ormai in fin di vita. Incidente o avvelenamento? E che ruolo ebbe, se lo ebbe, come tutto lascia immaginare, la Gestapo?

Era il 23 gennaio 1939 e la scomparsa di Sindelar segnò, di fatto, la scomparsa della scuola danubiana che, da quel momento in poi, fu vittima di un destino molto simile a una maledizione. 

Il nazismo infranse i sogni di un ragazzo desideroso solo di essere normale in una stagione all'insegna della follia e del disprezzo nei confronti del prossimo. 

Non è invecchiato, non ha conosciuto gli orrori della guerra, ha conservato intatto il proprio mito, il proprio fascino e la proprie purezza. 

Ottant'anni fa: da quel giorno, la farfalla che sfido l'orrore si è guadagnata l'immortalità.

 

P.S. Dedico questo ricordo di Sindelar a tutte le vittime dell'Olocausto e a un galantuomo che ha da poco compiuto ottant'anni e al quale rivolgo tutta la mia stima, il mio affetto e la mia gratitudine: buon compleanno, Gigi Simoni

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