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Modesta Valenti: una vita di scarto

Roberto Bertoni, 14/02/2018

Chi se la ricorda Modesta Valenti? In fondo era solo una barbona, una vita di scarto, una povera donna di settantuno anni che il 31 gennaio di trentacinque anni fa si sentì male alla stazione Termini ma l'ambulanza che era stata chiamata per prendersene cura si rifiutò di portarla in ospedale perché, a causa delle condizioni in cui viveva, era sporca e aveva i pidocchi. 

Nessun partito ne ha parlato in campagna elettorale, nessun giornale mi sembra che se ne sia occupato (se qualcuno lo ha fatto, gli rivolgo i miei complimenti e chiedo scusa), ben pochi intellettuali, negli ultimi tre decenni, hanno avvertito il bisogno di prendersi cura delle esigenze degli ultimi del mondo, giusto organizzazioni come la Caritas e la Comunità di Sant'Egidio (che quest'anno compie cinquant'anni: auguri!) continuano a battersi per rendere la vita di queste persone un po' meno triste e disumana, il tutto nel raccapricciante svolgersi di una modernità caratterizzata dal massimo del disinteresse verso chiunque non sia funzionale al sistema. E il sistema in questione è quello del capitalismo ultra-liberista, basato sulla scomparsa dell'uomo, sulla sua progressiva robotizzazione, sulla sua sconfitta nei diritti e nelle più elementari dignità, sul disinteresse per i deboli e per le loro esigenze e persino sulla morte, come nel caso di Modesta, per coloro che non possono difendersi in alcun modo da questo meccanismo stritolante. E dopo la morte viene il disprezzo, espresso non in maniera esplicita, ultimo trionfo dell'ipocrisia corrente, bensì sotto forma di oblio, di perdita della memoria, di falsa rassegnazione, come se fosse normale che le vite di questi poveri cristi si spengano nel gelo dell'inverno, sotto gli sguardi indifferenti della sedicente società civile. 

Non una lacrima, non un rimorso, non un senso di colpa, nulla: Modesta è morta come una barbona e di lei si è persa traccia. Ci fermiamo mai a riflettere sul mondo bestiale che abbiamo costruito? Proviamo mai un senso di sincera vergogna? 

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